Il succhiamento del dito è stato sempre fonte di preoccupazione per i genitori e per i medici, soprattutto pediatri e ortodontisti.
Da molti decenni infatti si è messa in relazione l' abitudine a succhiare il dito, definita "viziata", con problemi di linguaggio e forma delle arcate
dentarie (fig. 1).
Si è cercato anche di individuare i motivi che spingono il bambino a succhiare il proprio pollice o altre dita, ma per la verità,
alla luce delle ultime scoperte, si giunti alla conclusione che tutto quello, che per anni è stato considerato l'unica spiegazione plausibile,
non aveva nessun fondamento scientifico, ma al contrario era basato soltanto su congetture e visioni contorte del problema.
Spiegare un atteggiamento che si perpetua a volte per molti anni, (abbiamo trattato pazienti adulti e perfino degli anziani che succhiavano
il dito) non è certamente facile senza una buona dose di fortuna. Questa fortuna l' abbiamo avuta nel momento che ci è capitato,
alcuni anni or sono,di leggere una ricerca svolta all'Università di
Amburgo sul nervo naso-palatino (Fig 2).
Come tutti sappiamo esso costituisce un ramo terminale della seconda branca del trigemino (branca mascellare).
In passato più volte, data la sua collocazione a livello del palato, abbiamo cercato di saperne di più cercando risposte in vari testi di Anatomia,
ma senza che le risposte fossero soddisfacenti. Veniva da tutti ricordato che il nervo naso-palatino emerge sul palato a livello del foro omonimo,
nulla di più. La ricerca dei Professori Halata e Baumann invece chiariva come questo ramo nervoso fosse estremamente ricco di esterocettori, cioè
di quei recettori che informano il cervello sulla postura del corpo e lo invitano a trovare strategie atte a mantenere un tono muscolare equilibrato,
fonte di benessere per l'intero organismo.
La scoperta di questi fondamentali recettori è stata per noi la spinta a studiare in modo differente il succhiamento.
Il dito non è stato più visto come il trave posto tra i denti ad impedirne l' armonica eruzione ed il corretto posizionamento in arcata
(cosa per altro vera e da tenere sempre presente per poter agire terapeuticamente in modo corretto), ma il succhiamento è stato interpretato,
con una visione più neurologica e più profonda, come il tentativo del soggetto di mantenere nel tempo risposte muscolari ideali e tono
equilibrato della muscolatura sia oro-facciale che generale.
Nel soggetto sano, la stimolazione dei recettori naso-palatini è effettuata dalla lingua,
che a riposo si trova con l'apice appoggiato allo spot palatino (che corrisponde proprio alla emergenza del nervo) e che comprime questo punto ad ogni deglutizione.
La lingua si prepara a questo fondamentale compito a partire dalla tredicesima settimana di vita intrauterina; il feto succhia addirittura
il pollice a partire dal quinto mese di gravidanza per finalizzare la sua preparazione al contatto con lo spot. E' chiaro che ogni impedimento
alla corretta funzione linguale, quindi ogni carenza di contatto della lingua con lo spot, induca inconsciamente il neonato a stimolare il nervo con
il dito sostituendolo alla lingua divenuta inefficiente allo scopo. (fig 3)
Partendo da questi presupposti, ci si può rendere conto, con una anamnesi approfondita, che i succhiatori di dito hanno
subito parti difficoltosi, con interessamento del nervo ipoglosso
(il nervo motore della lingua per eccellenza innervando 15 dei 16 muscoli linguali)
per iperestensione del capo durante il travaglio, o hanno avuto problemi di attorcigliamento del cordone ombelicale intorno al collo con sofferenza
della muscolatura joidea. Altri invece presentano un problema di tipo anatomico come il frenulo linguale corto (fig 4) o la lingua anchilotica (fig 5).
Non è infrequente inoltre che il succhiamento inizi una volta che si interrompa l'allattamento al seno per quello con il biberon,
che è in grado di impedire il sollevamento linguale contro il palato.
Gli effetti di riequilibrio e rilassamento del tono muscolare durante il contatto del dito con lo spot sono stati illustrati da Pasquale Ciaravolo
con esami elettromiografici condotti in postura linguale abituale e con il dito o con la lingua a contatto con il palato e le risposte ottenute sono inconfutabili.
Esiste un rilasciamento effettivo, una diminuzione del tono muscolare testato con la elettromiografia, quando il dito o la lingua
contattano lo Spot. Ciò ci ha portato quindi a rivedere, per la prima volta confortati da dati strumentali, il motivo per il quale si succhia il dito.
Da questi riscontri deriva la necessità di trovare una risposta al succhiamento, che non sia più il recupero psicologico del paziente
(per molti il succhiamento è una risposta ad una carenza di affetto, ad una ansia, ad una paura), ma invece il recupero funzionale del soggetto.
È chiaro che il dito deve essere sostituito in qualche modo. È ovvio che la sostituzione con la pressione linguale
sia il mezzo più idoneo.
Si sono proposte in passato varie tipologie di intervento per ottenere questo recupero funzionale, ma vi è sempre una richiesta di coinvolgimento del paziente
da un punto di vista motivazionale. Conosciuto ed apprezzato è, ad esempio, il metodo proposto dal prof. Garliner e seguito dalla sua scuola (fig 6).
Esso, come sappiamo, si basa su un rendere protagonista il paziente del suo recupero.
Ciò lascia capire che occorre che il paziente sia in grado di collaborare volontariamente e, se il vizio viene in genere debellato in 10 giorni, c'è
comunque bisogno che sia il paziente stesso a voler smettere di succhiare; il terapista può soltanto fornirgli i mezzi per raggiungere lo scopo.
Oggi, per i pazienti non collaboranti per una troppo giovane età o per altri limiti propri, esiste un metodo alternativo che sta
fornendo ottimi risultati.
Si tratta di metodo basato sull' applicazione di una struttura che impedisca meccanicamente l' introduzione del dito in bocca o il piacere
ottenuto nel posizionarlo allo spot a cui si aggiunge un sostituto della stimolazione palatina in precedenza data attraverso il dito. Tale stimolazione è
ottenuta inducendo inizialmente la lingua a sollevarsi contro il palato senza un atto volontario diretto.
Per spingere la lingua a compiere questo atto si utilizza l'applicazione, più volte durante la giornata, di sostanze dal sapore
piacevole, tali da indurre la lingua a leccarle. [ ... ]
Ma l'elemento essenziale di questo nuovo approccio terapeutico è l'utilizzo del "Bracciale Milly".
Si tratta di un presidio costituito da strisce di materiale plastico che vanno adattate facilmente al dito o alle dita del paziente da
trattare (fig 7).

Il bracciale va indossato in permanenza e può essere bloccato sulla mano del paziente con una chiusura
(fig 8) o essere rimovibile. (L'uso di un bracciale rimovibile o fisso dipende dall' età, dalle esigenze o condizioni del paziente)
I tempi di applicazione sono quanto mai vari: si può infatti passare da una necessità di indossare il bracciale
per circa due mesi a casi in cui è richiesta un' applicazione di poche settimane.
Il bracciale permette la mobilità delle dita alle quali è applicato fungendo, per così dire, da tutore.
I risultati sono quasi sempre immediatamente stabili; il paziente, una volta smesso di succhiare, se ha praticato una stimolazione
corretta dello spot palatino, non avverte più la necessità di utilizzare il dito.
Stiamo conducendo in questo periodo, con l'aiuto di un gruppo di medici utilizzatori del "Bracciale Milly", una ricerca che,
per alcuni versi, può risultare strana se vista con gli occhi del dentista.
Si sta in particolare valutando gli aspetti neuro-psichici del recupero del paziente succhiatore nel momento che smette di tenere
il dito in bocca. Si tratta di veri e propri mutamenti caratteriali, con una conquista di sicurezza, acquisizione di una personalità propria ben definita,
abbattimento delle ansie o delle paure (Fig.9). A questi mutamenti psicologici si accompagnano miglioramenti evidenti della funzionalità motoria e dell'equilibrio.
Non è infrequente che bambini che volevano stare sempre in braccio, all'improvviso divengano autosufficienti, così
pure si può apprezzare il miglioramento della coordinazione nello svolgimento di varie attività che richiedano equilibrio
(come l'andare sul triciclo o in bicicletta).
Un' ulteriore evidenza riguarda le capacità di memoria e di attenzione nei pazienti durante le attività scolastiche con
miglioramenti del rendimento generale che spesso lasciano stupiti gli insegnanti.
È grazie alla scoperta dei recettori dello spot palatino ed ai miglioramenti ottenuti nell' eliminazione del succhiamento che
il "problema dito " ha trovato delle spiegazioni completamente diverse da quelli ipotizzate fino ad ora (per altro mai confortate da evidenze scientifiche).
Salvo rari casi, non si può parlare oltre di succhiamento causato da mancanza di affetto, gelosie etc.; ribadiamo che si tratta
di un tentativo del paziente, attraverso l'utilizzo di un' esperienza già provata durante la gravidanza, di ottenere quella funzionalità globale
dell'encefalo che, di norma, è assicurata dalla continua azione linguale sullo spot e che, per motivi di varia natura, può essere in qualche modo impedita.
Occorre quindi che venga data la massima importanza alla funzione linguale perché solo da un recupero funzionale completo possono derivare benefici che vanno ben oltre il semplice ripristino di una occlusione corretta.
Bracciale Milly ideato e brevettato da Adriano Auleta con la mia collaborazione, www.braccialemilly.it.
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